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Noi eravamo quelli che erano stati lasciati soli dalla vita. Anche tu sei stato lasciato solo dalla vita? La gente se ne andava dalla nostra esistenza a pie' pari, prima sanguinavamo, poi abbiamo finito di sanguinare. Eravamo solo prosciugati, con nel petto tanta voglia di gridare. Trovavamo rifugio nella notte, nella notte che ci dissetava con la fame di stelle e mondo marcio. Mi ricordo le notti a lavorare al bar, quando pulivamo le sedie scricchiolanti e visitavamo il tipo che friggeva le patatine abbronzato dalla calura dell'olio. L'odore della notte che preannunciava l'estate e le prime manichecorte, le promesse del mare e dello stacco frenetico dalla lobotomica e automatica vita dei mestieri. Noi eravamo i mestieranti di tutto, quelli che erano stati lasciati soli. Potevamo raggomitolare fili di spago, poveri anche del Minotauro e senza Arianna, ma con un bel labirinto di dubbi. Oppure potevamo sederci sugli sgabelli delle baracche notturne, tra bevitori, melefemmine e diseredati e scrivere. Scrivevamo e non cambiava niente, ma eravamo tanto coraggiosi, perché il mondo vuole essere raccontato attraverso l'inchiostro e il sangue se ne resta. Lo pretende, e noi eravamo solitari leoni, fortissimi. O ancora potevamo lavorare nelle grandi aziende con la maschera del borghese riuscito, calata sul volto. Alla notte smettevamo il teatrino riappropriandoci delle identità appese al chiodo e scrivevamo ancora, soli. Quando ci colava sangue dal naso, muco, lacrime o sudore non ci asciugava nessuno. Noi non volevamo nessuno, avevamo scelto come casa il non luogo delle panchine. Per noi dispersi c'erano le lampare lontane nel mare, che ci facevano pensare all'anticonformista infernale Rimbaud, o avevamo gli urli alterati dal vento, che spruzzavano fuori dalle macchine in corsa. e pensavamo a Kerouac e alla vita spremuta sull'asfalto bollente, senza il consenso della vita. Eravamo a nostro agio tra i grandi della terra e fra gli infimi dei marciapiedi. Siamo sempre morti troppo presto, perché eravamo in debito con l'esistenza, la vita la bruciavamo tutta prima: Coi libri sottobraccio condensavamo delle ere nei bugigattoli malfermi dei minuti. Non abbiamo mai avuto paura davvero, siamo sempre stati soli con noi stessi. Ma noi stessi eravamo già una legione di pazzi, innamorati dell'infinito. di Chiara Nirta