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Le rifletteva negli occhi la luce lontana e netta di una carovana di zingari. Si scrutava nel riflesso del finestrino quelle lucine remote, chiedendosi: sarà proprio questa l'aura che emana l'anima?

Anche se sapeva bene Adel, che l'anima non dispone di essenza visibile, nonostante in alcune creature sia così accentuata da assorbire qualsiasi vibrazione interna; tanto da chiedersi se lo stramazzare rombante di qualsivoglia motore non sia il cuore che scalpiccia inseguito da se stesso. La gente se ne stava rincantucciata nei propri pensieri dentro il tram che sfornava reietti e reietti-vestitibbene, a raggomitolarsi le fantasie per poi compiangersi mentre le disbrogliava. Adel sapeva bene che la fantasia era la coscienza colorata e astratta che permetteva all'uomo di scordarsi di quel sentimento opprimente ch'è il sentirsi vivere. Il mal di vivere proviene dall'impossibilità di possedere l'illusorio sentimento di ciò che si desidera. Pochi comprendono che Signorina Fantasia è il pennarello universale che ci consente di dipingere e coniugare tutto, come se l'amore distante degli scrittori fosse uno sposalizio che s'ha da fare con la fede instabile delle parole. Meno male che scripta manent. Viviamo imbrigliati dentro la soffice protezione di proiezioni e pantomime fantastiche e abbiamo il grande dono di azzerare l'impossibile: che importa se dentro o fuori? Adel ci moriva, dietro le mille atmosfere sozze e intrise di vita che la notte di città regalava agli emarginati, il compenso del non potersi acclimatare. Chè gli smarriti non sempre se ne stanno con una sigaretta scroccata in bocca ai tavolini dei bar a battagliare coi mulini a vento; qualche volta tornano a casa loro. L' anima no... è una carovana nomade.