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La pace la trovi solo se non l'hai mai perduta. Altrimenti allo smarrimento poi ti ci abitui come una malattia. Ci sono malattie che ci scegliamo, che stabiliamo di non abbandonare, fingendo al contempo di volercene liberare.

Qualche volta sono amori tossici, qualche volta sono amori impossibili, amori d'aggiustamento alla stabilità, qualche volta è la nostalgia cronica del mare o il tramonto: sfondo-cornice di un saluto a labbra unite che poi è stato un addio, qualche altra la paura d'essere se stessi, di morire e lasciare troppe cose incompiute, talaltra è la voglia di fuggire e non trovare mai un luogo che ci contenga pacificamente. La pace non credo sia dei vivi, la pace credo sia della materia o dell'energia che cambia forma e si colloca in un modo qualsiasi, acclimatandosi senza troppe storie a prescindere. No, la pace non è degli umani, perché la verità non l'abbiamo, è solo un grande punto di vista assurto nell'illusione di un'oggettività improbabile a verità universale, e comunque valevole per chi la sostiene. La pace non può essere dei vivi, che convivono col mistero fin dalla nascita. Qua è l'inferno frenetico della ricerca, per chi sa cercare o s'incaponisce a farlo tutta l'esistenza, cozzando inevitabilmente contro altri portoni che dànno su cortili di domande irrisolvibili. La pace è un'utopia. E' la vita che è un viaggio. La tua vita è un grande dono. Una catena casuale e millenaria di sovrapposizioni del caso ha dato luogo alla tua nascita, è la nascita che è un capolavoro, la vita dev'essere di più; ma non è pace. Il desiderio salva ma non dà pace, appaga ma mentre avviene muore; l'illimitato ha il suo limite, non si raggiunge mai. Quattro mura di forse, due di perché, nessuna finestra che apra alla verità. Apri gli occhi al mattino, vivi galleggiando e sognando, il viaggio è nella testa, tu sei la mente, il corpo è il limitato sforzo di tangere la piccola parte, la minuscola fetta di quello che vorresti. Il distinguo tra noi e l'aria. Il nulla concretato. Ma magico.