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Si chiamava Adel. -Adel- così, dovete immaginarlo lieve il nome, dolcissimo, come il miele: A d e l. Piccola piccola e rannicchiata sotto le coperte. Sotto le coperte a trovare un contatto con se stessa. Una mano fra le cosce; le gambe sfilate: passerella dritta del piacere che le procurava la mano laggiù. Proprio laggiù, sì. Sul monte di Venere, luogo della pace infestata di passione, un miscuglio strano la pace febbricitante, e solo se stessi, in quel pozzo di scosse e spasmi.

Cercarsi, nel proibito che ci rende vivi quaggiù, in cielo non lo so, ma quaggiù è un commiato da se stessi, un pezzo raggiungibile frangendo solo gli anni intrappolanti d'educazione rigida, e sbagliata. Si toccava Adel, nel buio della camera. Ad appannare il silenzio solo respiri strozzati sotto la lingua, ansimava Adel. Ansimava frenandosi appena e godeva. Pensava a Thomas, Thomas l'uomo dal petto villoso, le mani bellissime e delicate, la lingua-velluto di Thomas, ovunque sul corpo a prendersela Adel, a prendersi la sua carne, ogni centimetro di Pelle non sarebbe andato perso nella bocca di Lui, mai perso. Guadagnati, centimetri di pelle guadagnati e attraversati da una bocca che doveva essere quella. Quella soltanto. Si toccava Adel e lui la sfiorava con le sue stesse mani, nel pensiero che la ricongiungeva. Si faceva scopare bene Adel -Adel- lievissima creatura, lapillo di fuoco che si estingue presto, passione dell'inferno che si spegne nel corpo piccolissimo di una ragazza innocente che sta per corrompersi l'Anima o per salvarseLa -chissà-. Thomas sapeva scopare bene, eccolo conficcare il ginocchio per terra, lei sotto di lui, lei che gli tiene il volto stretto come per non lasciarlo andar via, lei che ha paura di volare troppo in alto, di unirsi al corpo che ama più del suo stesso. E' una faccenda delicata quella di diventare una cosa sola, di sentire il sudore di un uomo, di quello che ami invaderti il collo, ci vuole delicatezza nel lasciarsi invadere. Ma comunque. Adagia il ginocchio Thomas, si poggia contro il seno di lei, può sentire i capezzoli suoi induriti dal piacere, la resistenza minima del corpo che si scioglie subito dopo il primo colpo di reni. Dovete immaginarveli come serpenti, come pazzi fottuti che se ne sbattono del mondo, del vostro, del vostro finito e circoscritto mondo, perché si amano anche se tacciono la parola troppo grande; se ne sbattono  dei rumori, del domani, sono solo Loro, L'oro del mondo, quello vero. Si accovaccia e la penetra, lei gli tiene le spalle, come per modulare la foga, poi ci ripensa dentro il balenio di un attimo e gli ficca la lingua in bocca -una spada- ma dolce. Le lingue che ballano la danza delle spade, le lingue che si cercano, è un miracolo! il meraviglioso, si aggrovigliano come serpi e lui la penetra e muore dentro di lei, poi rinasce, rinasce, le stringe i capezzoli, glieli rompe, gli fa fare un giro in senso antiorario a quelle pietruzze marmoree, ma non le fa male: è un pizzicotto per non morire, un espediente per non accasciarsi entrambi uno dentro l'altra - perché sarebbero potuti rimanere così per sempre, l'eternità e un corpo solo, un colpo dopo l'altro per accertarsi di essere un tutt'uno. Adel si tocca forsennatamente a panciaingiù e Thomas non smette: la prende in braccio, la trascina, lei dice -è questa la morte?- è bello morire così, trascinati a forza dall'impeto di un rosso sangue che è vita, il sangue che dà la vita come quello che le donne sopportano per crearla, la vita, lo stesso colore, lo stesso dolore, la stessa benedizione di una nascita, era quello il colore ma la nascita era un'altra: un uomo e una donna, assieme nascenti a scambiarsi le ossa, la stessa paura, l'attesa che si scioglie finalmente, l'azione tangibile della fantasia e della speranza e loro, rinati, vivi, esistenti per diritto e non inerzia. Ma comunque. La trascina, contro la parete, lei una gamba dritta e una flessa ad accogliere i colpi. Ansima. La schiaccia contro il muro, le morde i capezzoli, se li divora proprio. Ha fame di lei, e lei di lui è pazza. Da sempre. Da quanto? Ora non c'è più tempo, si è sospesi, non se lo ricorda da quanto, e quindi da sempre. La scaraventa e la penetra insinuandosi nella forma ad imbuto della piega creata dalla gamba flessa, ad accogliere, ad accoglierlo. E penetra Thomas, dilania, lei urla, lui dice -shhhhhh- affforza le dice -shhhhhh- fa fatica, il respiro è concentrato nello spasimo e lei si strozza in gola il piacere che ribellandosi, esonda squagliandosi fra le gambe. Le poggia la testa nell'incavo del collo, le annusa i capelli e stantuffa, è casa sua lei, è casa sua quell'anfratto caldo e accogliente. Il membro aderisce bene, le pareti si fanno deturpare, si affonda da dio. La rigira la butta a terra, le viene sul ventre: il lago rosso della passione che gli offuscava gli occhi ora è biancotuttointorno, sopra di lei sparpagliato, sul grembo. Lei lo guarda e gli sussurra - Ti Amo- lieve glielo sussurra, e il refolo delle altre parole che non proferisce le soffia in testa, un refolo stanco e appagato di -...Ma per davvero, non per convenzione- Chissà se lui l'ha capito, chissà. E' difficile dirglielo a Thomas, è uno sforzo sovrumano. Le parole sulla soglia del dire non si concretano in suono, con lui, sono sguardi complici solo a loro appartenenti che esprimono, altre sillabe gestuali dell'alfabeto personale del corpo di due che si sono rovistati. Si desta Adel, ha goduto, paghi l'anima e il cuore, le gambe e tutto il resto. Si sveglia dal letto dove sola lo ha rivissuto ancora, e ancora lo ha avuto. Bussano alla porta della sua camera, il giorno s'infiltra. -E' ora di alzarsi- qualcuno strilla, ma lieve.