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Certe volte le tenebre bussavano troppo forte alle meningi dello Scrittore. Il peso del mondo, razionalizzato e fatto a pezzettini dentro i pensieri a scaglie, come per essere digerito dal suo animo sensibile almeno poco alla volta, si aggrumava tutto e gli rimbombava in testa a notte fonda, lo faceva rivoltare nel letto il senso di disagio che si prova quando si contengono tanti mondi tutti assieme.

Si alzava aprendo prima un occhio solo, anche la flebile luce che filtrava dalla camera di là poteva ferirglielo. Quando abituava una iride apriva leggermente l'altra, l e n t o. Si destava tastandosi la testa bombardata da tanti perché. Si dirigeva verso il frigo, beveva un sorso d'acqua, la gola arsa come deturpata da carta vetrata. Si guardava attorno: i mobili del soggiorno erano come li aveva lasciati prima di infilarsi a letto, era solo il cuore che necessitava d'essere rassettato. Si rannicchiava sul divano che emanava odore di famiglia e cercava di ordinare tante sensazioni che tutte assieme sembravano spaventevoli, il buio le ingigantiva oltremodo. Sapeva proteggersi nonostante tutto dalle ombre mastodontiche, aveva la sua penna e il suo bel foglio bianco. Traduceva il dolore e le impressioni belle in un'unica danza di parole da donare al mondo. Lo Scrittore camminava sempre con passo felpato senza far rumore, discorreva senza la volgarità del tono alto e perentorio, sibilava gioiosamente tra sé e sé la vita che l'indomani avrebbe descritto per il mondo tutto. Lo Scrittore aveva molto pudore, si vergognava di sentirsi migliore degli altri, perché l'umiltà del cuore gl'imponeva contegno, gli suggeriva Amore e riguardo. Viaggiava molto tra l'infinitamente grande e l'infinitamente minuscolo, tanto da aver trovato una dimensione comune e proba per tutte le forme, senza discriminazioni di misura. Qualche volta arrivava con la schiena spezzata a casa e con le punte della dita infreddolite, gelate. Se le riscaldava un poco al termosifone e si rincantucciava nello studio a tessere storie. 'Storie Strampalate' le definiva. Eppure chi le leggeva le amava, se le sentiva germogliare dentro, si ritrovava innanzi gli occhi la meraviglia del miscuglio caotico della vita ben ordinata, dentro quelle righe, quelle strade drittissime che aveva percorso con occhio attento, ecco il colare stanco e sanguigno del tramonto, lo sfregare delle palme delle foglie sotto l'impeto della Boria che sfiatava lungo la Costa, gli altopiani danneggiati a occhio dalla prospettiva zigzagata della distanza, i promontori cupi e sagomati che sembrava galleggiassero sul mare e finissero in curva sull'infinito, i treni sbuffanti e asserragliati nel loro stesso anaforico fischio che tutte le sere sfrecciava e si disperdeva da qualche parte tra i comignoli bianchi delle case del mare. Il mare si inghiotte sempre tutto, impronte, detriti, uomini, navi, arbusti, rifiuti, tesori e code di sirena, qualche volta lo 'sfrìculiare' di un ricordo, ma lo Scrittore portava a galla il disperso, in un'intima comunione lattiginosa, scura e colante col foglio bianco e il suo sangue inchiostrato. Il Poeta - Scrittore che condensava binomi alla Calvino, che innalzava l'equazione perfetta del ghirigòro Pirandelliano. Aveva imparato a tenere a bada e a domare la frenesia ideale dei personaggi cui dava vita, li curava, li delineava e li riponeva senza che essi prendessero il sopravvento e lo rendessero irascibile, era il buon Dio delle sue creature, la particella di Higgs di una bolla d'inchiostro, gli scorreva nel sangue. Gli scorreva nel sangue da quando bambino lo vedevano rinchiudersi con Leopardi in un mondo che per gli altri aveva il sapore de 'La Gazzetta dello Sport', al massimo. Un giorno si fermò a osservare una carovana di formiche e descrisse con minuziosa precisione il popolo lillipuziano e nomade che solcava la savana piatta del lastricato. C'erano nella sua testa l'eco lontano della chitarra di Crazy Diamond e le fisarmoniche consunte dopo cene abbondanti cogli amici, s'improvvisavano suoni ch'erano traviate, stonate forse, ma pur sempre 'traviate', e dunque bellissime ai tempi che la luna si spiaccicava sul mare e si dribblavano palloni; c'erano nelle sue associazioni mentali il sapore della pasta al formaggino strettamente correlato ai fumetti che divorava, alla pagine ruvide delle immagini abbozzate male, il senso del lontano e dell'esoterico, il gusto amaro del caffè come un cielo senza stelle ma sobrio, sobrio da ricordare per sempre, che scovava per analogia nel nero delle 'scolate' tazzine come un fattucchiere che praticava idromanzia, e rideva rammentando come solo chi se n'è andato oltre può fare. Un sorriso amaro per la disillusione ma sincero e netto nella sua unica bellezza del giusto. Scriveva e le voci narranti lo seguivano, componeva la sinfonia delle tanto importanti minuzie umane, con la gioia distaccata di un professionista innamorato della sua passione, senza gravità o fretta ossessionante, ma nettando una linea precisa di eventi raccontate a maglie larghe e ben assestate. Erano infatti pugni ben assestati quelle storie, ma più che farti cadere un dente ti facevano crescere la vita dentro.  - A Maurizio Marino, Scrittore dell'Infinitamente grande e dell'Infinitamente piccolo, Docente e Maestro'.