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E' la troppa fretta che fotte tutti, è l'impazienza di raggiungere quell'emozione. Te lo ricordi la prima volta che ti sei innamorata? Il groppo allo stomaco, dico... non avevi fame, eri svogliata e sognante, niente appetito, eri piena solo d'adrenalina; La camera chiusa a chiave, le sigarette spente una dopo l'altra per terra, avresti pulito l'indomani, anche il cuscino macchiato di lacrime e mascara, anche la sensazione di disagio di fronte allo specchio, perché temevi di non piacergli, eppure eri così bella e innocente;

quel suo bacio stampato in testa ma che ti formicolava nello stomaco e si scioglieva a basso ventre, t'infuocava, come eri viva! Il tempo si dilatava, la tua testa riproponeva il fotogramma di quello sfioro di mani che era avvenuto, e poi tutto di colpo s'accelerava in un miscuglio di sensazioni spesse che ti serravano la gola; e l'odore dell'estate, il garrire delle rondini che preannunciava il mare e la tua pelle salata, quelle lune appiccicate sul mare light, e gli urli lontani sulle piazzette, l'imbrunire alle nove di sera con le nuvole dai lembi infuocati dall'ultimo raggio, e tu che lo aspettavi, con lo stomaco aggrovigliato, le gambe molli, il terrore di non saper articolare neppure un discorso sensato, te lo ricordi? Era la troppa fretta anche allora. Adesso sei grande, sotto le gambe te ne sono passati di uomini, non c'è più rossore nel tuo volto quando te li fai, quando ti sbattono in auto appiccata al finestrino, col tuo sudore che invade le tue magliette e il suo viso, con la tua brama, adesso non fa più male quando dopo aver finito si rialzano i pantaloni e non si preoccupano di baciarti in fronte, ma dimmi te lo hanno colmato quel vuoto? O ancora ci ripensi? A lui, dico... a quello lì, al suo odore, a quegli sguardi che emanavano fuoco? Non hai più fretta adesso perché sei grande e disillusa, la tua giovinezza è stata una tappa bruciata, è stata il covo delle tue insicurezze, è stata un'esperienza continua fatta di esperienze più piccole, esperienze delicate, sporche, dolorose allegre, folli, non hai più fretta adesso, lo hai visto coi tuoi occhi Adèl che tutto ha una fine. Eppure ci ripensi ancora, perché la nostalgia ti piace, la nostalgia ti fa sorridere vergognosamente della tua ingenuità, delle ore intere al telefono con le amiche a chiedere consigli che si sarebbero avverati poi molti anni dopo, quando ormai era troppo tardi... 'non c'è niente di peggio del troppo tardi'. Adel te lo ricordi quando hai dato il primo bacio? Avevi paura, quella lingua ti aveva invasa, c'era qualcuno dentro di te e la cosa non ti piaceva, era come se ti avessero violato la solitudine, e tu eri abituata solo a lasciarti comandare dalla voglia di ridere, ma qualcosa era cambiato, una lingua ti aveva contaminata, ti eri mischiata a qualcuno seppur per gioco, non eri più innocente e pulita, eri un po' più sporca, ma era una lordura che in un modo o nell'altro ti piaceva. Quando poi t'innamorasti, sì... fu allora che ti sporcasti del tutto, che non fosti più tu, perché tu eri lui. Ti immedesimavi nella sua anima, facevi della sua assenza un gomitolo di fantasie, e il tempo nella realtà scorreva a suo modo, mentre tu eri sospesa nella nuvola rosa di ciò che non sarebbe mai accaduto. Adèl, guardami, non sono onnisciente... creatura mia, sei tu qui il libro aperto. La verginità aveva un sapore strano, era preziosa ti dicevano, e non ti lasciavi corrompere dalle passioni sudaticce, fin quando non t'innamorasti, allora poi divenne un gioco, divenne una sfida con la moralità, ti dasti e ti perdesti con lui, quelle mani che ti tastavano, che si appropriavano sicure dei tuoi seni, che ti insudiciavano i capelli di passione, quell'eccitazione bruciante che si faceva un mugolio strano, come di bestie ferita, ansimavi, avevi paura e la paura ti attraeva, le gambe intersecate, il muro su cui ti appoggiasti per lasciarti sfaldare l'ultimo briciolo di innocenza, l'ultimo tuo personale rapporto col candore. Non avevi fretta, avevi voglia! Adèl, i sentimenti sono bestie strane, l'odore del maschio piace, i suoi gesti ti mandano all'altro mondo, allora ti contrai, annaspi, vibri e adesso te lo vai a prendere, Adèl ti dicono che è sporco, che non va bene lasciarsi andare alla lussuria, allora li sfidi e diventi fuoco, li fai soccombere quegli uomini, li rivolti, li seduci, gli sussurri nell'orecchio, li rendi calzini, carta straccia, ma sai bene che il vuoto non lo colmeranno mai, non li ami Adèl. L'Amore non si colma se non abbeverandosi dalla fonte che l'ha generato, ed è inutile stordirsi col passato. Alcuni dicono che le anime affini in un modo o nell'altro, anche inconsciamente, continueranno a cercarsi, ma nessuno ci ha mai assicurato che poi alla fine si trovino e allora subentra la borghesia, la società e tutte le sue ipocrite falsità, nel frattempo ti sposi e procrei così ti realizzi, non come vorresti, ma come ti hanno insegnato. E la tua felicità? C'è differenza fra l'essere borghesemente felici e l'esserlo per davvero. Felicità è istinto, è il risultato della nostra naturalezza più sprezzante e senza vincoli, Felicità è amare nel frammento a spezzoni, col fiato sospeso qualche cosa che non si tocca, qualche cosa che l'abitudine non può rendere logora o scontata, il resto è una convenzione formale di un'imposizione. Adèl, la prima volta che abolisti tutti gli stereotipi che ti legavano a un mondo solido e più certo, ma notevolmente meno felice, decidesti di andartene per sempre dal mondo degli esseri umani, dalle loro stupide etichette, dalle loro altezzosità burocratiche e morali, dalle loro religioni smontate e assurte a finti alibi che dovrebbero tappare la paura del niente, del niente che viene poi, del niente che toccherà a tutti, be' quella volta ti smarristi e non tornasti più qui, fra di noi, fra i normo dotati. Lo squallore ti attraeva perché aveva una bellezza sinistra e incompresa, solo tu lo vedevi netto tutto quello schifo, perché ti sapeva di vita, perché era una schifo leale, non una bellezza ipocrita. E' la fretta non t'ha più fottuta, perché le sensazioni non occorre andare ad acciuffarle lontano, Adèl a te le cose parlano, basta che ti guardi intorno, eccole: le forme zigzagate delle montagne, il sole che s'infiltra tra i platani, la luna riflessa sulle onde oramai lattiginose, la loquacità sorprendente dei bambini, il pulviscolo che danza sotto la luce sanguinolenta di un fanale, i vialoni disseminati di foglie, la voglia carnale di farsi sbattere violentemente sul letto, mentre con una mano si sistema i capelli scompigliati dalla tua brama, la voglia di una lingua che s'appropri testarda di ogni centimetro di pelle, l'attrito del tuo sesso glabro contro la villosità del suo, la sensazione che l'orgasmo sia una piccola morte per entrambi e si possa sfiorare l' aldilà crepando ambedue cinque secondi, la foga di possedere e il conseguente senso di nullità, come di tutte le cose del resto. Adèl, ma adesso sei grande, il tuo corpo richiede bisogni fisiologici che non sempre sono amore, Adèl l'amore era quello, quello a cui ripensi ogni tanto, di rado, di rado ogni giorno, ogni momento, ogni notte appiccicato sul soffitto, quel tono di voce, la sensazione di stare bene e sentirsi vivi, vivi, vivi, e per sentirsi vivi bastava poco, poco, pochissimo, avere la consapevolezza che lui stesse bene, che foste dispersi ma accomunati dallo stesso cielo, dagli stessi intendimenti, dallo stesso feeling privo di parole, ma accompagnato da una lunghezza d'onda segreta e venuta costruendosi minutamente attraverso una conoscenza graduale e millimetrica di corpo e psiche, di reazioni. Lui è l'unico Adèl a cui perdoneresti tutto, l'unico perdonato a prescindere, e l'unico a cui hai fatto qualche volta del male per un'anomalia strana del troppo amore. Il troppo Amore fa fare cose cretine, come incipriarsi troppo il naso o voler urlare amore e sbagliare parole traducendolo in odio. Non c'è fretta Adèl, il tempo ha pazienza, sbroglia tutte le matasse perché è infinito, l'eterno ritorno chiarirà ogni cosa, forse quando sarai morta... ma che importa? Non c'è fretta... il troppo tardi è solo un punto di vista.