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Maria guardava la luna. La luna si ergeva e di lei non se ne accorgeva, era uno dei tanti sassolini che le rivolgevano lo sguardo. Maria era affetta da una malattia strana: l'ipersensibilità.

Ipersensibilità d'anima. Un minimo fruscio di vento la scombussolava, i rumori laceranti della città erano cocci di bottiglia, il giudizio sbagliato della gente che le gravitava intorno le era indifferente, ma senza che lei se ne accorgesse le sedimentava sul cuore quel rancore cieco che le sputavano addosso e piano piano la spegneva, piano piano la diradava come un' anima che si dissolve in silenzio fra gli interstizi di una casa spettrale. Cos'hai Maria, perché non sorridi più? La vita non ci aspetta e gli amici se ne vanno troppo in fretta... Maria, l'Amore o è malato o non ti piace. Ma L'Amore degenerato è quello che ti ammazza, è il colpo di grazia. Maria, ma i pianti di notte te le ricordi e le volte che vomitavi in bagno? Poi ti sentivi leggera il cuore si stordiva, ma tu eri viva in quel limbo di dolore. Viva quanto? Ti accasciavi sul letto, con la bocca semiaperta e là, sul cuscino ansimavi, ansimavi tanto come se stessi scopando, ma stavi solo piangendo, stavi urlando singhiozzi strozzati, di fare l'Amore non se ne parlava se non con se stessi, ma se neppure ti amavi, che senso aveva? Ti odiavi, perché il nichilismo ti rendeva vita straccia e ci provavano a farti ridere, facevano gli scemi, facevano i cretini, si umiliavano per strapparti gioia, lo sapevi e allora ti sforzavi ma non sorrideva il tuo cuore, no! era una smorfia del viso. Un contentino di rimando all'impegno. Te la ricordi? La cioccolata fondente alle cinque del mattino aspettando l'alba? Lì, sul balcone e l'odore di pane fatto in casa che si appiccicava alle contrade? Maria dove sei? Perché non ti ritrovi? mangia medicine che ti fanno bene, ti spengono il cervello e diventi un'ameba, è il prezzo che si paga per Amare tanto. Maria i moscerini sulla tua mano non morivano mai schiacciati, li deponevi sui fiori, figli del Dio minore che t'improvvisavi, eppure gli umani non li perdonavi, ti avevano mostrato l'opportunismo e la borghesia, l'opportunismo necessario di chi si sente vivere, il senso di sopravvivenza che sopraffà il giusto. Maria tu con la felicità non ci andavi d'accordo. Neppure quando eri libera era lieve, ti zavorrava la paura, il terreno si sfaldava troppo presto da sotto i tuoi piedi, cadevi sempre e ti rialzavi sconfitta. Maria c'è meno Amore nell'Amore e più Amore dentro l'odio, nella rabbia bruciante e assassina di aver rovinato qualcosa che mai ci sarebbe stata, ma avevi spaccato anche l'illusione che ti teneva a galla rinnegando tutto. Maria è un canto antico, come quelli che si spandevano per le vie salentine nel Cinquecento, era un canto finto, era nenia ornamentale, era mettersi in mostra, ma è ciò che sei apparire fuori e scomparire dentro. E Dio? Non ne parliamo, discutevi con lui e gli davi del 'Tu', insolente, gli chiedevi, ma dimmi non temevi? L'inferno forse lo vivevi qui? Maria, ti hanno ammazzata bambina, ti hanno ammazzata dentro, eri diffidente come un cane rabbioso che schiumava bave. Maria te le ricordi le scopate crude per vivere? Per sentire il cuore tamburellare, ti facevi spaccare il muso dalla passione, te li consumavi fra le cosce ignude gli amanti, non ti bastava mai la dominazione maligna dell'insicurezza, ti sfioravano il seno e socchiudevi gli occhi, ti sfarinavi il cervello a capire perché gli altri non capissero che l'Amore assume strane forme. Ti abbracciavano e n on volevi, non è davvero Amore replicavi, se il cuore non sanguina ad entrambi. Maria non fartene una colpa, ognuno di noi ha un disegno e non importa se il tuo è uno scarabocchio. Maria la luna è alta, una coltre candida di nube la nasconde, eppure la guardi senza veli. Maria girovagavi di notte e le anime ubriache e moleste ti facevano ridere, non ti spaventavano gli altri dispersi, erano innocui e tristi come te. Maria, perché ti eri intestardita a quantificare quanto schifo riveste il mondo, non era compito tuo, non eri un'eroina, eri solo solare, non eri forte, eri solo presuntuosa, era la testardaggine di non darla vinta ad alcuno che ti faceva agire. Maria te lo avevo schiaffato in faccia, c'è differenza tra il dimenticare perché ne hai abbastanza e l'oblio che uno si impone, il cuore non annuisce, va per conto suo. Maria la volontà non ha l'interruttore, ci si può costringere per tempi brevi, poi la testa implode, le gambe cedono, le vertigini si aprono. Cosa cerchi dalle persone? Ognuno va per la sua strada, ti elargiscono frasi di circostanza, ma non hanno l'unguento al tuo malessere senza riscatto. La concentrazione si dissipava come nebbia in pensieri di farfalle e la voglia di mare era rimasta impigliata negli anni delicati in cui eri ancora pulita. Sei lorda Maria, fin nel midollo, se ti aprono lo vedranno che dentro i vermi ti mangiano, ti rodono l'anima e non c'è cielo nel gravore che ti porti dentro, è il prezzo, anche questo. La consapevolezza di non avere pace è la tua condanna, il cervello non si può spegnere, i pensieri galoppano aggrovigliati e le voci familiari sono un'eco distante e molto triste. Maria, piccola bimba cresciuta troppo in fretta, in combutta con l'inesistente, sempre impegnata a dipanare matasse che non esistono, lascia scorrere le tue mani sulla tastiera, lasciati fluire, respira profondamente. La frattura che hai dentro non ti permette il ricongiungimento col tuo essere, accontentati di annaspare, fai finta di campare, domani forse è un altro giorno.