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E' una strana storia quella di Yair, il personaggio de 'Che tu sia per me il coltello' di Grossman. Decide di intraprende una relazione epistolare, cioè solo formata di corrispondenze e di parole con una donna; una donna che sceglie da un dettaglio, da un suo modo di isolarsi da una realtà troppo prestabilita e pesante e dunque le scrive.

Stabilisce con lei un rapporto di non vita, non possono collocarsi in una realtà certa, vivono di parole, di ombre passeggere e di immaginazione. Scelgono di illudersi volontariamente per campare meglio, per alleggerirsi le vite. Come può la distanza, la fantasia più audace, il non contatto, trasformarsi in una seduzione assoluta di menti? Si amano e si trattengono dal dirselo, imparano a combattere l'estraneità bruciando le tappe convenzionali e intermedie che di solito intercorrono tra tutti gli esseri umani; imparano a essere se stessi omettendo la maschera borghese che li colloca al sicuro, che li rende qualcuno. Ma loro non vogliono essere qualcuno, vogliono essere loro, vogliono essere un 'Noi' appartato dall'universo. Sono il tutto e il niente, se lo sono promessi. Si sono promessi fedeltà a prescindere, perché tra estranei il tradimento non può svolgersi e non può logorare, non può creare disistime. Eppure si conoscono nell'intimo più di chiunque altro, imparano ad annusarsi da punti remoti e inconciliabili, diventano un tutt'uno, un mix di sincerità viscerale. Divengono onestà allo stato puro perché aboliscono il pudore e le vergogne, si parlano a volto aperto senza reticenze, senza impedirsi censure. Si amano così, silenziosamente e senza far rumore nel mondo circostante: loro non esistono, non sono che ologrammi di un tentativo disperato di capirsi. Ecco, ci tenevo a prendere spunto da questo libro che mi ha molto incisa, e mi allaccia anche un po' a Montale e alla sua Clizia, la donna lontana che ama nell'assenza e che si manifesta vivamente e con forza proprio nell'istante in cui non c'è più e Montale la trattiene amandola, ricordandola. Ricordare è un verbo bellissimo, derivante dal latino 'RE-COR-DARE' al centro c'è quel 'Cor' ovvero 'cuore', come se la memoria risiedesse appunto lì: del resto è vero, si rammenta anche tanto col cuore. E' un Amore metafisico fatto di sogno, è onirico e fittizio, eppure c'è e non può rompersi, perché dietro le parole che articolano gli amori di Yair, di Montale e dei molti che si aggrappano all'inchiostro o al ricordo per non far sfiorire una presenza importante, c'è la volontà di infrangere l'incomprensione, c'è l'ambiguità personale del significato delle parole a sorreggere l'impatto con la soggettività. Possiamo ricondurre tutto questo a una serie di constatazioni: Amare è capire, Amare è esserci anche quando le nostre vite sono tristi come gli amanti a cui tocca il privilegio delle rotaie: transitare assieme e mai toccarsi, percorrere le stesse strade in un insieme che non è qui, ma che è sparpagliato in degli obiettivi reciproci distanti da un abbraccio comune. Amare è sentirsi e ostinarsi a riempire le assenze e le incongruenze con un affetto remoto. Amare è come quando siamo dentro casa e fuori la pioggia tamburella sui tetti, ma noi ci sentiamo protetti perché un tetto ci protegge, ecco Amare è proteggersi, è avere una parola buona per il prescelto. Amare è giustificargli le mancanze, se qualche volta si scorda perché la vita lo imbottisce di frenesia, ecco che l'Amore dice 'no, io sono qui per capirti, non importa... non arrivi tu? Arrivo io. No, non desidero per forza essere ricambiata, ma ti amo incontaminatamente perché il cuore me lo impone e non me ne importa nulla dell'egoistico ricambio che giustamente l'anima si aspetta, non mi importa neanche se il disinganno ci insegna a diffidare perché ciò che inizia è comprensivo del suo traguardo. Ma noi siano esentati dal consumarci, perché noi non abbiamo iniziato nulla, siamo rimasti impigliati in uno stadio primigenio che deve ancora compiersi e rimane perfettamente fermo. Eppure è forte quello che sembra immobilismo, eppure sento la tua vita scorrermi nelle vene, e so perché qualche volta piangi in silenzio ma non lo dici. So perché gli umori neri ti storpiano il volto e perché sorridi di scatto e ti scoppia la vita dentro... le rotaie, le rotaie, le parole e gli specchi semantici, eppure 'Io per Me amo'. Dirsi questo è un modo di Amare, Yair, il protagonista di Grossman conduce una vita supplementare inesistente e osanna una donna più immaginata che reale, ma che importa? Lo fa stare bene, gli scioglie dalle spalle la tensione, e il ventre gli formicola: ama Yair. Che male c'è ad illudersi? Anche la realtà è tutta nella nostra testa. -Di Chiara Nirta.