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Adel si rigirava l'anello fra le mani, convulsamente. Era notte fonda, fischiava un vento crudele là fuori da penetrare roboante fra l'incuria degli spifferi. La notte che lacera i pensieri e assomma tutti i rovelli del mondo le impediva il sonno facendole barcollare i sensi come un ubriaco sragionante. 'L'Amore' -si diceva- 'perché spendo il mio tempo a speculare su di lui. Perché finisco a impigliarmi nell'immagine di Jin? Jin c'ha i suoi rovelli da disbrogliare, non può concedermi retta. Jin non è di questo mondo, lo hanno trapiantato qui, in questo lerciume per farlo penare nel girone dei perdenti mai arresisi, dei troppo perfetti al contrario. Jin schiumava rabbia da ragazzo perché il mondo gli aderiva stretto, ora per tutelarsi lo osserva dal suo promontorio distante e se lo lascia scivolare addosso. Io ho una presa soggettiva su Jin, magari gioca a dama e io lo ignoro, ma cosa vuoi che me ne importi? La mia soggettività non fa altro che conferirgli una maschera facente parte delle centomila approssimazioni, almeno l'idea di cui lo rivesto io è ben curata e attenta, è minuziosa e mi funge da scavo interiore da cui si filtra la mia conoscenza. Che male c'è? E' un criterio di vita Jin. Io assumo i criteri in modo strano, assorbendoli singolarmente e rielaborandoli ancora in modo più inusitato. Ad esempio, il criterio del contrasto lo acquisì per gioco, distraendomi, ricordo solo nettamente le mani della mia insegnante delle elementari, ma non il suo volto, non la sua voce, né la collocazione del precetto, ma ricordo bene che tentando di insegnarci i primi rudimentali di Filosofia scandì aprendo i palmi come per mimare un contrasto ' il fuoco e la carta.' -disse- ' Il fuoco consuma la carta, e la carta si consuma avvampata dalla fiamma, il frutto di quella contrapposizione è armonia, il frutto non stonante, il fumo in questo caso è perfezione scaturente'. Rammento solo questo e da allora sbraito con senso critico contro tutto, metto in discussione, analizzo per creare attrito e sgrossare lavorando bene il frutto di ciò che contrappongo, cercando una realtà meno spicciola e più dirozzata rispetto al grezzo acchito dell'apparenza primissima. Ho assunto così quel precetto, l'ho fagocitato e fatto mio perché nella mia mente s'è incastonato e mai se ne è andato. Così neanche Jin mai andrà via da me. Ho rielaborato anche lui e non so perché, la ragione io la ignoro ma necessito di sentirmelo vivere dentro come l'ho disegnato e pennellato. Jin è una boccata di ossigeno, una tregua alla convenzione che ci preclude di essere per davvero. Essere liberi è evadere da un'appartenenza forzata allo spazio e al tempo che abbiamo scelto come rimedio all'instabilità che ci fa orrore. L'Amore salva e Jin non ci crede. Navigare così tanto nelle illusioni del 'tutto possibile' ci restringe sconfitti e disingannati alla normalità alla fine, al cosueto. Alla fine disgusta l'edulcorazione dell'illusione, quel sapore dolciastro di sicurezza, allora inaspriamo, inaspriamo, inaspriamo, l'alternanza, l'alternanza. Io che dal consueto volevo fuggire e lasciavo che a tredici anni la miopia da lontano mi alterasse i contorni del volto riflessi nello specchio e mi dicevo sognante e folle, 'quel volto amplificato è il volto di tuo fratello che se nè andato, lo vedi? Guardati e guardalo...' fuggivo così a tredici anni, quando la solitudine era troppa, debordante e soffocante e io ero solo una nave in deriva. Come oggi. Come il prosieguo che attende i disadattati. E Jin come fuggiva? Dove scappava? Oggi non sfugge più, oggi il peso dell'esperienza lo zavorra alla sicurezza di chi mai s'arrende ma che oramai s'estenua a infagottare utopie. L'umore della sua anima sta bene, l'aritmia è stabile, me lo conferma il tono di voce fiero. La vita è questione di coraggio, e l'Amore salva avvenendo nell'atto stesso dell'evolversi, come la Storiografia Contemporanea. Il passato ci dice Nordau, non è altro che la lotta dell'essere umano per l'esistenza, un arrancare arrendevole e mai errato, è tutto un tentativo in fin dei conti, Jin lo sa. Quanti libri sono stati scritti sull'Amore, sono secoli che speculiamo e proviamo, saggiamo, poi torniamo indietro sconfitti del dunque che non giunge. E' notte là fuori e i miei pensieri si riflettono sul soffitto assieme alle luci della strada, nessuna considerazione e speculazione salva, ma migliora, rende più umani a suo modo, credo... poi chissà, il relativismo conoscitivo m'impone il pudore della malleabilità interpretativa, mi induce a dubitare anche del precetto stesso che conduce all'insicurezza della commistione universale. Ma ci aiuta a snellire il folto delle variabili indipendenti che s'imboccano per Via della Follia.' Così riflettè, prima d'addormentarsi all'alba. -Di Chiara Nirta.