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Pier disse che non avrebbe dormito. Disse che aveva bisogno del mare, del mare aperto per poter assemblare i pezzettini di una vita che sentiva disintegrarsi sotto gli spintoni della cittadina alienante, fu così che si segregò nel bar sotto casa, voleva il mare ma per il momento se ne andò in quel locale a raccogliere i cocci di se stesso.

Era un bar strano, contrassegnato da una un'altrettanto strana dicotomia: di giorno frequentato da borghesucci ammodo e dentro le righe, di notte gli stessi erano frequentatori che caratterizzavano una bettola zeppa di prostitute da due lillari e figli di papà che si disfacevano ogni santa sera tra amari e birre bionde. Un luogo che puzzava di vita incancrenita e deviata e Pier respirava a pieni polmoni. Li guardava tutti, li squadrava invidiandoli, nell'incolpevole voglia di imitare la loro ipocrita spensieratezza. La città aveva traviato Pier, un ragazzo vissuto in campagna, tra quelle realtà troppo chiuse e maleodoranti di mentalità retrograda caprina e stagnante, rinchiuso in retaggio che più che tradizionale era un recinto protettivo alle novità delle evoluzioni cittadine. Evoluzione, chissà se per davvero la disintegrazione che sopraggiunge con un boato fragoroso di risata infantile e innocente dei valori sarebbe da definirsi correttamente Evoluzione, o era semplicemente un arrendevole lasciarsi depravare e allettare dal proibito senso del corruttibile che s'annida in ogni essere umano. Pier all'amore ci aveva creduto per davvero, aveva mollato tutto per inseguirlo e s'era irrimediabilmente ritrovato con un ghigno di delusione quando quella lo aveva respinto. E' che probabilmente è una regola costante dell'amore la venatura di dislivello sentimentale che viene a instaursi tra due persone ntro cui si muove un potenziale rapporto. La 'parità' sentimentale non è mai eguale, eppure l'eterno ritorno ci insegna che tutte le eccezioni sono destinate o a ripetersi o almeno ad avere luogo una volta, è per questo che dovrebbero essere eccezionali, eppure no... le incongruenze d'intento riducono sempre i rapporti all'impari. Ma Pier all'amore ci credeva finché la sua realtà non smodatamente espansa rimaneva relegata alla mentalità di Paese, in città le cose cambiavano le carte in tavola, il senso della famiglia sembrava perire e svilirsi a costrizione, così s'era adattato di malavoglia e adesso sottostava all'intermittenza dell'alienazione costante, propria delle decisioni spaventevoli che i signororotti s'incaricano di intraprendere ma mai di condurre a termine. Pier si sentiva un fallito, un uomo che aveva in comune con il Novecento il frammento e l'inadempienza, egli stesso era un mucchio di cocci eterogenei di incongruenze, sparsi come io vento sparpaglia noiosamente foglie secche per i viali. E' che spesso gente come lui non può fare a meno di seguirsi, nel bene, nel male, nella discontinuità, Occorre molto coraggio per imparare a seguirsi e una volta appreso, non si può più disimparare, il balenio delle intuizioni prevarica e la ragione s'impone come per pudore, un velo di decenza che però non copre né trattiene. Pier aveva del bisogno del mare, di quel moto perpetuo per eccellenza delle onde che incantò perfino mortalmente Virginia Woolf, un moto incantatore da canto da sirena, che a dargli troppa retta si rischia di non far più ritorno. Eppure desiderava ritrovarsi in quel perenne rinnovo d'acque, la risacca non conserva niente, ogni impronta cancellata, come se fosse vergine da calpesticcio la sabbia illusoriamente intoccata, le orme se le porta via la pazienza del novello ripetersi chissà dove, chissà dove... Pier sul bagnasciuga del suo mare era a casa. Le nubi si disfacevano elegantemente in un ceruleo blu equoreo, impossibile da disgiungere un tutt'uno d'acqua e d'aria; sembrava fosse il sole a bagnare il mare di dardeggiante bagliore. Pier adesso sedeva nel tavolino all'angolo, una martoriante canzonetta di quelle studiate a tavolino per entrarti in testa suovana lacerandogli la serenità ulteriormente, orride nenie che non dicono niente, eppure anni dopo te le ritrovi per caso una notte in radio ed ecco che ti rammentano una fetta di vita consumatasi col suo profumo di malinconia, malinconia non greve, non è tristezza, e nel futuro s'evolve sempre (chissà perché) in felicità lontana e distante, da acciuffare sniffando l'aria appieno. All'angolo il cameriere poco più distante si nettava il muso con un fazzoletto, della gente si alzava per rincasare e tornarsene a casa con la finta convinzione che i serbatoi del nichilismo si svuotino con la stessa facilità di quando si vuota un bicchiere di Rum nella bocca di un ubriaco. Una donna ammiccava verso di lui, Pier sentiva la sua pelle arroventarsi, ma non sapeva cosa farsene, all'amore ci credeva in Paese, non in città. Adesso credeva al sesso godereccio e peccaminoso del Dandy, credeva alle 'donne in ogni porto', guardandosi bene dal definire una storia con una di quelle ragazze che si sceglieva per farsi compagnia contro i vuoti della solitudine, l'ambiguità del silenzio era una carta che si giocava volentieri finché poteva. Ma siccome tutto s'estingue e le corde a furia di tirarle si spezzano o lacerano, era costretto dopo poco tempo a darsela a gambe levate, se chiedevano lui 'Ma noi cosa siamo?', l'incanto svaniva e la banalità frammista a paura lo faceva allontanare. L'amore è sempre una lotta impari, quando è pari uno dei due è morto. Il sorriso di Pier me lo ricordo ancora, ce l'ho sempre stampato in testa, come la stereotipia di un'immagine che s'incaponisce a balzarmi innanzi agli occhi continuamente, come le onde del mare per l'appunto. Un sorriso trasversale e pieno di sé. In realtà non conteneva niente quella risata muta, se non tanta tristezza e rabbia contro se stesso. Voleva piantarla Pier, con taluni vizi che gli rendevano brandelli la forza di volontà e il senso del riscatto lentamente. Non c'è niente di peggio della lentezza della corrosione. Lo avverti dentro di te che qualcosa è in procinto di marcire, come una malattia che gradatamente ti toglie le forze e le gambe ti vengon meno, ma non ti capaciti, macché è tutto troppo graduale. Però sei conscio che la disfunzione che ti erode sta avvenendo, le forze fanno fatica a proteggerti e affanni nell'intento di aggrapparti ad appigli che saranno sempre più radi. C'è qualcosa di maledettamente perverso negli scompensi vitali che falciano i nostri potenziali percorsi ideali, perché li alterano senza il nostro consenso, ed alla fine ti ritrovi semplicemente ad aver imboccato una strada che non sai dove conduca, e non sai neppure perché sei lì, mentre la tua volontà annaspa insensatamente, ma che annaspa a fare poi? non si fugge dall'abisso. Se scappi vai solo più a ritroso, verso il cupo baratro però... non indietro allo start salvifico. Pier lo sapeva bene, aveva imparato ad accettare con serenità che seguirsi sarebbe stata l'unica soluzione, a combattere contro se stessi, si finisce sempre col perdere, e semmai ci fosse un vincitore per iperbole rimarrebbe sempre monco e privo di una vittoria totale, è esattamente come pensare di spegnere il fuoco con la lava. Pier aveva la fronte aggrottata, sentiva l'arcata sopraccigliare arricciarsi, sapeva della presenza di un altro uomo che al bar lo osservava insistentemente perché la donna che continuava a fissarlo prima e che Pier neppure considerava, non riempiva di attenzioni invece lui, ma Pier era responsabile di se stesso, non poteva certo rispondere delle azioni altrui, aveva già a che fare con le sue di azioni e soprattutto conseguenze che ancora lo attendevano dietro un qualche angolo per saldare il conto con il rischio; sinceramente dei capri espiatori ne aveva abbastanza, qualcosa di nonsense e refrattario, di sporco e volgare -pensava-, dunque essere usato come tale per la frustrazione di un poveretto non lo caricava di rabbia, provava solo una sensazione che gli disegnava sulle labbra un sorriso trasversale -quello solito, un sorriso universale per tutte le occasioni-, e la voglia di abbracciare quell'anima insicura, come se ben spesso la colpevolezza proveniente dai gesti nascenti dalla stoltezza umana fossero un inevitabile fardello cui non ci si può sottrarre. Pier scriveva o gli attacchi di panico gli asserragliavano la gola e il respiro non passava, qualche cosa smuoveva dannatamente dentro di lui e le introspezioni dovevano farsi mattoncini di un mondo d'inchiostro. Pier voleva il mare e in compenso era circondato da palazzoni che occupavano lo spazio visivo che spetta al cielo. Del resto voleva il mare ed era in quel bar a maledirsi per ogni errore, che certo, avrebbe ricommesso, per uno che si segue perseverare è la regola, distraendosi volutamente a tratti e incespicando nell'andirivieni della gente per smarrirsi gradualmente: finché ...'Sospensione a Humanis'! Ex abrupto finale e immotivato.