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Il vento trascinava irruentemente un volteggio di foglie, le trascinava linearmente facendole danzare, e queste sottostavano mulinando dritte. Lo sguardo arguto di Ada le seguiva passo passo.

Era in tram ma non stava bene, qualcosa le serpeggiava dentro, aveva i muscoli zampillanti adrenalina, è che voleva correre Ada, voleva correre, non era il suo posto, non era il suo posto. Il tram avanzava per lei e le anche le si ribellavano. Era una barbona Ada, vestita di stracci si esibiva in piroette per guadagnarsi l'elemosina e ora scrutava piroettare quelle foglie e gli arti inferiori volevano emulare... fuggire, scappare, morire e rinascere. Ada aveva gli occhi verdi e i vestiti fangosi di chi dorme negli antri dei dimenticatoi umani. Aveva l'aria da cane bastonato e rabbioso ma non era cattiva, povera fiera. La vita imbastardisce tutti, la vita azzanna i vivi e dimentica gli obliati. Ada scese, a una fermata che non aveva capito bene quale fosse ma necessitava dell'ovunque, ma non era qualunquista per questo la donnina disadattata, no. Un pozzo profondo nel cuore e i nervi strimpellanti vita, che sinfonia Ada, le gracchiavano le giunture come corvi famelici. Scese in 'Via della Bugia' ma sul cartello si leggeva 'Via Cavour'. Tirava un gelo bruciante, quel freddo che ti coglie dagli angoli e ti arrossa il naso facendoti agognare una borsa d'acqua calda. Ma lei poteva ambire solo ad un angolo riparato. La gente la guardava male, la schifava perché le gocciolava il naso, e puzzava -dicevano-, solo che l'odore stantio dell'ipocrita borghesismo nessuno lo rilevava, e bisogna ammettere che era di gran lunga più espanso, è che siamo troppo avvezzi all'olezzo della melma, il naso s'abitua non c'è che dire! Ada s'incamminò, in Via della Bugia le luci rosse delle insegne sembravano falò spampanati sotto il cielo d'agosto, i fanali soffusi delle auto lapilli sparati in cielo e appiccicatisi male, e tutta quella merce inutile nelle vetrine, svariata e differente ai suoi occhi declamava solo un tetto che lei non aveva, pubblicizzava per una volta un sogno vero la mercificazione volgare. In Via della Bugia Ada spartiva il cibo gettato ai cani randagi e gli squallidi locali a luci rosse erano palafitte protettive, Ada non vedeva il mondo come lo intendiamo noi, era glabra dell'ipocrisia, dell'egoismo indecifrabile e incancrenito che s'è inghiottito silenziosamente il verde e la natura restituendocelo rottame anti-riciclo, Ada danzava e le davano cinque centesimi non per mangiare, non per mangiare, perché si protraesse l'umiliazione della sciancata e bizzarra danzatrice senza fanfare. E se incespicava le risa crudeli accompagnavano il tonfo sordo del dolore inespresso. Nessuno s'accorgeva di lei se non per vezzo. Passò un tram in Via della Bugia... era una sera che Ada voleva guardare le stelle, non vedeva come noi, l'ho detto. Neanche l'autista forse, perché la scaraventò oltre la Via Lattea. In via della Bugia... si racconta della poveretta che 'sfortunata, non meritava quella fine, andava aiutata, andava capita...', mentre in Via Cavour si diceva 'E' meglio così per una come quella... che poteva dare al mondo? e poi, le stelle cosa?'

-Di Chiara Nirta. ( Ad Aldo Palazzeschi )