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L’otalgia, comunemente conosciuta come “mal d’orecchio”, può avere diverse cause.

Tra queste vi è in primo luogo l’otite, che si definisce “esterna” o “del nuotatore”, se provocata da un’infezione batterica a carico dell’orecchio esterno (il canale che porta i suoni al timpano) ed è soprattutto durante l’estate che si riscontrano significativi picchi della sua incidenza. Il clima caldo-umido, infatti, complice anche il nuoto e il conseguente possibile ristagno d’acqua nell’orecchio, predispone l’orecchio all’infiammazione del condotto uditivo esterno.

I sintomi iniziali sono prurito e sensazione di orecchio chiuso, in seguito ai quali sopraggiunge il dolore, che può irradiarsi fino a mandibola e tempia ed essere aggravato persino dalla masticazione o dal semplice parlare. Può anche verificarsi l’abbassamento della funzione uditiva dell’orecchio colpito.

Oltre all’ovvia precauzione di asciugare sempre accuratamente le orecchie dopo ogni bagno, alcuni consigli per il trattamento dell’otite, resi noti di recente dalla ASP di Ragusa, prevedono l’assunzione iniziale di analgesici per alleviare il dolore ed un’accurata pulizia del condotto uditivo da effettuarsi presso uno specialista. Questo deve essere sempre mantenuto libero e pulito mediante l’applicazione, per 2-3 volte al giorno, di gocce otologiche.


Se il dolore è molto acuto, è possibile anche assumere dietro prescrizione medica
gocce auricolari specifiche per il trattamento delle manifestazioni dolorose dell’orecchio, come l’Otalgan, i cui principi attivi, il Fenazone e la Procaina, hanno rispettivamente proprietà antinfiammatorie ed antidolorifiche. Efficace e tollerabile, secondo numerosi studi, anche da pazienti in età pediatrica, al pari di ogni altro prodotto otologico l’Otalgan non deve però essere somministrato in caso di non integrità della membrana timpanica.

Nei casi più gravi di febbre e tumefazione dei tessuti molli del condotto uditivo esterno, è consigliato il trattamento con antibiotici.

Abbiamo accennato a pazienti in età pediatrica: questi vengono comunemente colpiti da un secondo tipo di otite, quella media, infezione batterica a carico dell’orecchio medio che può essere “acuta” o “con effusione”. In entrambi i casi è opportuno tenere sotto controllo l’evoluzione dell’infiammazione tramite visita pediatrica ed intervenire con trattamenti specifici, come suggerisce Susanna Esposito, Direttore della UOC Pediatria 1 Clinica della Fondazione Policlinico di Milano e Presidente della Società Italiana di Infettivologia Pediatrica. Vediamo quali sono.

L’otite media acuta è un’infiammazione acuta della membrana timpanica, spesso accompagnata da quella delle alte vie aeree. Sintomo ne è dolore intenso che, se il bambino è molto piccolo, può tradursi in forte irritabilità e pianto soprattutto durante la suzione e i pasti. Nel bambino con età inferiore ai 2 anni è necessario intervenire tempestivamente con terapia antibiotica; se il paziente è più grande si può invece rimanere in vigile attesa per 2 giorni prima, eventualmente, di somministrare l’antibiotico.

L’otite media con effusione è un’infiammazione non acuta, asintomatica e caratterizzata dalla presenza di fluido nell’orecchio medio. In tal caso si interviene solo se compare dolore, primo segno dell’insorgenza di otite acuta.

In realtà l’otalgia può essere provocata anche da patologie a carico non direttamente dell’orecchio, ma di altri apparati. Il mal d’orecchio può essere infatti una conseguenza di raffreddore, sinusite, tonsillite o mal di denti, oppure può essere causato da un accumulo di cerume o di un corpo estraneo, che eventualmente dovrà essere rimosso da uno specialista unitamente ad un lavaggio del condotto uditivo.

In ogni caso, per alleviare il dolore prima di ricorrere ad analgesici o antibiotici, è possibile eseguire impacchi di acqua calda, avendo cura di asciugare sempre accuratamente l’orecchio, e soprattutto rinnovarne la pulizia, ad esempio applicando gocce di olio di eucalipto e lavanda.