Stampa

Valutazione attuale: 5 / 5

Stella attivaStella attivaStella attivaStella attivaStella attiva
 

Sono tutti morti. Queste tre parole campeggiavano sulla prima pagina dei giornali di Charleroi usciti di buon mattino in edizione straordinaria, listati a lutto. Sono tutti morti. Le tre parole che la gente ripeteva costernata per le strade, suonavano come tre funebri rintocchi, sull’ultimo atto della tragedia di Marcinelle, all’alba del diciassettesimo giorno del suo principio. Sono tutti morti.

La notizia si sparse in un baleno, sul volto delle persone si leggeva il dolore per quella tragedia, nessuno riusciva a capacitarsi per tutte quelle morti bianche, 17 morti, 17 giorni d’inferno, nella città il lutto cittadino aleggiava sopra le teste delle persone, pensare a tutti quei morti, pensare alla disperazione delle persone che persero i propri cari. In quella miniera oltre a 17 uomini c’era anche una donna gravida, Claudia che quella mattina non doveva andare a lavoro perché in procinto di partorire. Quella mattina non voleva alzarsi dal letto, voleva restare a dormire, quasi come se avesse un presentimento, ma si alzò lo stesso e caricata di dubbi e di incertezze si avviò verso il lavoro, la aspettavano il piccone e gli operai che nonostante il lavoro massacrante la aiutavano, perché capivano che una donna gravida non può lavorare. Alle sei di mattina la lei era già pronta, non sapeva cosa la aspettava, non sapeva che stava andando incontro alla morte. Era quasi tranquilla, sapeva che ad aspettarla a casa c’era suo marito. Il lavoro proseguiva normalmente fino a quando un gran boato si sentì all’interno della miniera, il panico prese il sopravvento, le urla di dolore riecheggiavano come il suono delle campane la domenica mattina, subito si cercò di uscire dalla miniera ma l’uscita era chiusa, l’esplosione li aveva messi in gabbia, i lavoratori cercarono allora di trovare una via di uscita, cominciarono a scavare e scavare ma senza risolvere niente, ma la voglia di vivere era tanta, non volevano morire. Solo qualcuno di loro preso dalla disperazione tentò di uccidersi, ma non riuscì perché Claudia si oppose, dava consigli e carica ai lavoratori, lei era così, lei avrebbe dato la propria vita per salvare quella dei suoi colleghi, per salvare la vita di Danilo, il minatore di cui era innamorata. Danilo lo aveva conosciuto proprio in miniera, è stato in quel luogo buio che era scattato l’amore. Amore tenuto nascosto al marito ma proprio in quel giorno Claudia aveva trovato il coraggio per dirgli la verità. Ad un certo punto cominciò a sentire dolori al basso ventre, le grida di dolore riecheggiarono in tutta la città. Nacque così Tindaro,il figlio del peccato, di un peccato misto a tragedia e disperazione. mentre una nuova vita nasceva, tante altre conoscevano il loro prematuro epilogo come se il destino beffardo e maligno si stesse prendendo gioco di loro. in mezzo a quella Babele di grida soffocanti di chi stava morendo sembrava esserci il vuoto: solo le urla di maria, il pianto del bambino, ma Danilo era ancora lì, accanto alla donna che amava e ad una vita che non doveva spegnersi quel giorno, incurante del fatto di essere ferito e di essere anch’egli vicino alla morte. Claudia morì pochi minuti dopo, aveva avuto giusto il tempo di tenerlo in braccio e di cantargli una ninna nanna per calmare il suo pianto come tante volte aveva immaginato di fare. Danilo rimase lì, impotente, a vedere morire la donna che amava. ma Tindaro no, lui doveva vivere. prese con sé il bambino e, nonostante le ferite e le forze sempre più precarie, riuscì a risalire. ma un chilometro era davvero troppo e gli impianti di risalita erano inutilizzabili. fu davvero un miracolo riuscire a giungere fino a quella piccola breccia che man mano i soccorritori cercavano di allargare, ma non era abbastanza grande per entrambi. però per Danilo non era importante, aveva già scelto il destino di entrambi: Tindaro doveva salvarsi, doveva vivere, non doveva essere considerato il figlio del peccato e della tragedia, ma il figlio del miracolo. riuscì a malapena a porgere il neonato ai soccorritori, giusto un attimo prima di perdere l’equilibrio e le forze: cadde rovinosamente da un’altezza imprecisata e morì sul colpo, senza rendersene conto, con gli occhi fissi verso il bambino, per morire con negli occhi il più bel regalo che la vita gli aveva riservato.
Tindaro adesso è un uomo ormai maturo, consapevole di essere il miracolo di Marcinelle: è qui, in mezzo a voi, e vi ha raccontato la sua storia.