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Si chiama “Hikikomori” la sindrome di cui sono vittime circa 240 mila adolescenti italiani,una dipendenza dal mondo virtuale che comporta l’isolamento  a discapito della vita sociale. Ossessionati dai video games,dai social network e dalle chat, gli adolescenti dai 13 ai 17 anni trascorrono circa 8 ore al giorno sulla rete telematica. Una problematica seria, perché ad avere la peggio sono i rapporti relazionali con i coetanei e gli adulti, oltre il rendimento scolastico. Secondo Stefano Vicari, responsabile di Neuropsichiatria Infantile dell'Ospedale Pediatrico Bambin Gesu' di Roma, “la mancanza di contatto sociale e la prolungata solitudine determinano nei ragazzi una perdita delle competenze sociali e comunicative”. Il fenomeno, già studiato in Giappone dalla seconda metà degli anni ottanta, ha incominciato a destare attenzione  negli anni duemila anche negli Stati Uniti e in Europa. Gli adolescenti, fagocitati nella dimensione virtuale, non sono autistici, nè soffrono di fobia scolare;il piu delle volte riescono a raggiungere la sufficienza nelle materie scolastiche, dimostrando di frequentare  l'ambiente didattico come una sorta di obbligo, per poi ritirarsi dietro uno schermo che diventa la loro realtà e che arriva a soddisfare tutte le loro esigenze. Hikikomori significa “ritiro” in giapponese e il termine fu coniato dal dott.Tamaki Saito, direttore del Sofukai Sasaki Hospital, quando cominciò a rendersi conto della similarità sintomatologica di un numero sempre crescente di adolescenti che mostravano letargia, incomunicabilità e isolamento totale. Nei casi più gravi, chi è colpito dalla sindrome vive recluso in casa, abbandonando qualsiasi attività esterna, compresi lavoro e scuola, e comunicando soltanto attraverso Internet. La Fnomceo - Federazione italiana degli ordini dei medici – ha lanciato l’allarme  su questa patologia e ha sottolineato come “le istituzioni italiane non sembrano preoccuparsi”. Secondo gli esperti” questo è un limite evidente, poichè la realtà sociale è fatta anche e soprattutto di queste problematiche”, con un'espansione clinica quotidiana. Tamaki Saito ha più volte ribadito come un ragazzo hikikomori è  spesso motivo di vergogna per il genitore e per questo viene rimproverato, ma “cercare di persuaderlo solo attaccandolo non aiuta a modificare la situazione”. Il primo consiglio, per affrontare al meglio la delicata situazione, è quello di accettare la condizione del ragazzo e di farlo vivere serenamente in casa. Solo  così,poco alla volta, si potrà provare a reinstaurare un rapporto con l’adolescente