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Suona la campanella. Primo giorno di scuola. Studenti e insegnanti sono chiamati a svolgere i loro ruoli con dovere di responsabilità. I genitori sono coloro che hanno maggiore responsabilità riguardo la vita dei propri figli, un impegno che non si limita al solo andamento scolastico.
In una società fragile come questa in cui viviamo è importante che i genitori svolgano bene il loro ruolo. Svolgere bene il proprio ruolo non significa affidarsi a ricette o manuali di buon genitore ma semplicemente affidarsi alla percezione che si vede nelle espressioni e nelle richieste dei figli. “Intuire” è l’azione che ogni genitore dovrebbe abitualmente svolgere. Oggi più di ieri i figli desiderano una madre e un padre a portata di chiamata e totalmente disponibili, almeno in una certa età. A seconda delle età differenti dei figli un genitore deve comprendere quando è importante esserci e quando invece occorre non esserci.
La scuola ha una diversa responsabilità. Ma di questa istituzione lasciatemelo dire non mi pare che oggi corrisponda ai bisogni degli alunni. Non sono un’ insegnante e quindi non mi sento di ergermi a giudice ma elaboro pensieri nel rispetto di tutti. La scuola com’è strutturata è un teatro dell’assurdo dove si forniscono cose che hanno riflessi negativi sulla loro vita. Una scuola che aiuti a vivere è una scuola di tutti, indistintamente. Una scuola che non sia edificio ma edificatrice del vivere. Gli insegnanti vanno compresi, sostenuti e anche controllati. Molti di loro hanno lasciato la famiglia e vivono in una stanza di periferia magari tra gente che non prova simpatia per loro. Conducono vite trasparenti avvolti di solitudine lontano dai loro cari. L’insegnamento è amore, sempre. Ma stiamo assistendo ad un disamoramento della professione e sul piano della comunicazione non si studiano le strategie per accendere l’interesse degli studenti allo studio. La scuola è una seconda casa, anche lì, si dovrebbero difendere e custodire sentimenti e affetti piuttosto che ridurla a mera applicazione di un programma.
La vita scolastica di ogni studente è appendice di un’esistenza correlata da condizioni di legami affettivi, di istruzione e di comunicazione.
Il sapere serve sempre e va calato nel presente in cui i giovani vivono. Una scuola che prepari ad essere uniti piuttosto che solisti di narcisismo.
Ci auguriamo che il nuovo anno scolastico inizi con buoni propositi da parte di tutti: alunni, insegnanti e genitori.