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Siamo talmente presi da noi stessi che cerchiamo di affermarci a tutti costi.
Ogni accadimento diventa motivo per poter agire e riprendersi qualcosa per la quale si è rimasti feriti, sopraffatti, sconfitti. Quella voglia insana di riconquistare la scena. Luci alla ribalta che si alternano con luci assopite in attesa di nuova forza. La ricerca di una strada da poter ripercorrere per concorrere. Quale motivo migliore di strumentalizzare un fatto?
Le disgrazie altrui sono le provvidenziali occasioni di lancio per “prestigiatori politici” e non solo loro.
I problemi che affliggono molte famiglie sono espedienti per provvedere a rifornire e mantenere lo status di qualcuno. La rivendicazione è uno degli atteggiamenti che offre allo sconfitto la possibilità di avvalorarsi, e grazie ad un fatto che nell’immaginario collettivo suscita di per sé perplessità, che si cavalca l’onda, per risalire la china. Uno stratagemma per disorientare è quello di amplificare una notizia e gettarla in pasto alla stampa, vorace di titoloni da forca.
La notizia che ha visto coinvolti una madre di un bambino autistico e un anziano signore dal comportamento lesivo della dignità altrui, ha dato la possibilità di sfruttare l’informazione a discapito loro ma a vantaggio di altri. Perché alla fine entrambi ne escono sconfitti.
Il riprovevole gesto di offesa verbale dell’anziano messo in risalto dai mezzi di comunicazione ha scatenato l’ira di tanti che altrettanto offensivi hanno augurato al malcapitato tutto e di più, questa è la nostra bella società, sorretta dall’uomo che mangia l’uomo. Esortare il fatto facendo leva su una condizione difficile di per sé non migliorerà la vita di quella madre che combatte quotidianamente non solo contro l’ignoranza, ma più contro le violazioni delle legittime aspirazioni. Parlo di quelle ingiustizie che ledono la persona a livello concreto. Famiglie abbandonati a se stesse che stanno in silenzio per dignità: il silenzio come dignità. Perché davanti a queste problematiche bisogna attivarsi con dignità e non con casse ridondanti di trasparente sciacallaggio, dove è visibile lo stratagemma. L’autismo è una cosa seria e va trattata seriamente con supporto, ausilio e leggi di cui spesso non trovano applicazione. Non è denigrando un individuo che risolviamo il problema di un altro individuo e neanche con azioni che mettono in cattiva luce si dimostra la propria maturità. La professionalità veste il ruolo, la contaminazione lo distrugge. Le offese sono ormai all’ordine del giorno. Oggi ci offendono, domani offendiamo. La società civile è questa! I problemi veri vanno affrontati con serietà, in condivisione e risolti, e non convogliati per avvalorare ragioni legati a cause esterne al fatto. Non sconvolgiamo i problemi per risolverli con strumenti erronei. Non confondiamo per creare ancora più caos.

L’autismo è un problema serio e non deve essere cibo per i soliti attori della società.