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Un attimo per riflettere sul fatto che oggi si cerca a tutti i costi di apparire sui media, perché dettati da un ego che non ha più anima e va errando di qua e di là in cerca di un approdo mediatico. Una società che si eleva con disposizioni artificiali senza fondamenta, un duttile contenitore di fugaci meteoriti confuse come stelle dove il tempo esalta la caducità delle cose destinate a morire; l’uomo che pretende di apparire si è trasformato in un tecnico umano privo di senso. La ricerca della gratificazione come compenso per vivere il proprio tempo all’insegna di un’identità confusa e stravolgente dentro un mondo virtuale che offre ogni tipo di appagamento che la realtà stenta a dare perché è l’unica a non indurre all’inganno. Un pensiero vagante di prima mattina.

Ed ecco, all’improvviso, una notizia, in una calda mattina d’estate, che ti fa rimanere impietrita: la morte di Nadia Toffa. Chi era Nadia?

Era una di noi, semplice, motivata da una forza che le permetteva di vivere la malattia senza farsi sopraffare. Ha combattuto contro un “dono” così come aveva coniato questa brutta bestia. La malattia come “dono”, incompatibile con la vita, come pure la morte, inaccettabile, priva di ogni funzionalità, ma seppur vista negativamente è tra i valori dell’umana esistenza. Ma davanti alla sconfitta, davanti alla lotta, ecco seduta l’ombra della vittoria avvolta dal mistero della morte.
Nadia ha lottato scegliendo di sorridere alla “bestia” attraverso un mezzo di contrasto come quello del social, rendendo pubblica la sua malattia. Anche se ha destato polemica la sua frase “ Il cancro è un dono” da chi ignorantemente non ha compreso il suo sentire, oggi, questa frase è il sentire di chi vuole lottare con la consapevolezza che non sarà il male a sconfiggere ma il dono offerto dalla morte. Ha lottato contro il cancro perché a lottare eravamo tutti. Ha scelto come meglio ha preferito combattere ovvero ha trasformato la sua fragilità umana in una forza consapevole della malattia. Ha vissuto i suoi celati e tristi momenti in maniera vivacizzante e con risoluta volontà.
Non dimenticheremo il suo sorriso, la sua professionalità e la sua determinazione.
Ha saputo somministrare al di là del personaggio televisivo, la sua verità umana, comprensibile e condivisibile.
E’ davanti ad una notizia come questa che poi rifletti sulla stupidità umana e sul senso della vita ridotta ad una irrefrenabile ricerca di personaggio d’autore da poter esibire sui social.