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foibe 2E’ stato un capitolo buio della storia nazionale e internazionale che causò lutti, sofferenza e spargimenti di sangue innocente. E stata anche un’esperienza che ha rappresentato tutto il repertorio disumanizzante dei grandi totalitarismi del Novecento, diversi nell'ideologia, ma così simili nei metodi di persecuzione: controllo, repressione ed eliminazione dei dissidenti. Su questo fatto cadde un ingistificabile silenzio!" Queste le parole ferme e decise pronunciate dal Capo dello Stato, Sergio Mattarella, nel suo discorso enunciato in occasione della celebrazione della “Giornata del Ricordo”.

La data del 10 febbraio di ogni anno sta ad indicare il giorno in cui, nel lontano 1947, furono firmati i trattati di pace di Parigi che assegnavano alla Jugoslavia l'Istria, il Quarnaro e la maggior parte della Venezia Giulia, in precedenza facenti parte dell'Italia. L’Istituzione ufficiale si ebbe più tardi con la Legge 30/03/2004 n. 92, il suo obiettivo è quello di conservare e rinnovare “la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle "foibe", e dell'esodo degli istriani, dei fiumani e dei dalmati italiani strappati con la violenza psicologica e delle armi dalle loro terre durante la seconda guerra mondiale e nell'immediato secondo dopoguerra (1943-1945)” Le foibe sono delle cavità carsiche a imbuto rovesciato, di origine naturale con un ingresso a strapiombo. In quelle voragini dell’Istria, fra il 1943 e il 1947, furono gettati, sia morti che vivi, quasi ventimila italiani.

Le celebrazioni si sono svolte in tutto il territorio nazionale e quindi, anche nella nostra Bovalino, dove l’Amministrazione Comunale con grande senso di responsabilità, ha voluto organizzare presso l’Aula Consiliare, con inizio alle ore 11, un incontro aperto a tutti: cittadini, amministratori, associazioni ed Istituzioni. All’incontro erano presenti: il Sindaco, Vincenzo Maesano, il Vice Sindaco ed Assessore Cinzia Cataldo, l’Assessore Maddalena Dattilo, il Consigliere di maggioranza Annalisa Stranieri e per l’Istituto d’Istruzione Superiore “Francesco La Cava”, la Professoressa Patrizia Cicciarello che ha rappresentato e portato i saluti della Dirigente Scolastica, Caterina Autelitano, impossibilitata ad essere presente; con lei, anche numerosi studenti del Liceo che nel corso dell’incontro hanno letto alcuni brani tratti da importanti documenti che testimoniano la drammaticità degli avvenimenti.

A prender per prima la parola è stata Cinzia Cataldo, che ha detto: “Ricordare questa giornata è molto importante perché è solo ricordando il passato che possiamo evitare di52020583 292567751410059 6208804714507665408 n commettere gli stessi errori, anche perché ciò che non è ricordato in realtà muore per sempre e con esso muore anche la possibilità di apprendere. Non possiamo guardare senza vergogna a quella follia, neppure noi che siamo nati dopo quell’eccidio e pensiamo di essere estranei, perché ogni volta che discriminiamo solo uno dei nostri simili ci associamo al boia di allora. Questa è una storia che ha riguardato da vicino i deportati carsici (istriani, fiumani e dalmati), gente che ha dovuto lasciare con la forza la propria terra e le proprie case per far posto alla sete di rivalsa dei popoli slavi. Questo, purtroppo, è stato un periodo rimasto “colpevolmente” in silenzio per tantissimi anni, e che solo a partire dal 2004 è stato riportato alla luce dandogli, finalmente, la giusta importanza e attenzione”

A seguire, il Sindaco Vincenzo Maesano, che dopo i saluti ha voluto ringraziare la Professoressa Cicciarello e con lei la Dirigente Scolastica e gli alunni che sono intervenuti numerosi, dopo ha detto: “Questi momenti vanno ricordati ma anche promossi attraverso l’azione sinergica tra le Istituzioni e la Scuola soprattutto, che è quella principalmente deputata a preparare i giovani alla vita ed alla socializzazione. Ci ritroviamo in pochi giorni, per la seconda volta, a ricordare due momenti bui e drammatici della nostra storia; una storia intrisa con il sangue innocente di popoli perseguitati nel nome di una ideologia folle o di interessi politici di parte. Abbiamo celebrato il 27 gennaio la “Giornata della Memoria” (ricordo dell’olocausto nazista) ed ora siamo qui a celebrare la “Giornata del Ricordo” (eccidio delle “Foibe”, da parte dei partigiani slavi ai danni delle popolazioni italiane del nord-est), due momenti oscuri che non bisogna mai dimenticare. Colgo anche l’occasione per fare un collegamento culturale con quella parte d’Italia divenuta a noi tanto cara grazie all’amicizia che ha legato per decenni il nostro scrittore Mario La Cava al Professor Claudio Magris, vincitore della 1^ edizione del Premio Letterario Nazionale “Mario La Cava” e che proprio con un’opera dal titolo “Foibe”, ha messo a nudo tutte le violenze e le atrocità sopportate dalle popolazioni carniche in quel periodo; ricordiamo che Magris, triestino di nascita, è stato ex Senatore della Repubblica, scrittore e docente universitario”

La Professoressa Patrizia Cicciarello, dopo i saluti ed i ringraziamenti ha fatto un dettagliato excursus su quel periodo raccontando di personaggi ed accadimenti che hanno segnato nell’animo l’essere umano, in particolare ha detto: “Essere qui, significa per noi avere voglia di ricordare, ricordare quella grande ed immane tragedia (1943-1945) che ha colpito quel lembo di terra che ha visto trucidati migliaia di italiani. Quella storia è stata per decenni volutamente rimossa dalla memoria, fino a quando nel 2004 con la Legge n. 92 del 30 marzo fu istituito il ”Giorno del Ricordo”. Quindi, tutti siamo chiamati non solo a impegnarci per ricordare ma anche per promuovere e stimolare l’interesse civile ed umano che deve passare necessariamente attraverso la cultura della pace. Nel ricordo, che ascolteremo attraverso le letture fatte dagli studenti, abbiamo voluto esaltare la figura della donna perché anche allora molte di loro vennero violate e ferite nell’intimità: Rosa Petrovic (morta con gli occhi strappati dalle orbite); Norma Cossetto (gettata in una foiba con un pezzo di legno ficcato nei genitali perché si era rifiutata di rinnegare la sua adesione al fascismo); Fosca, Albina e Caterina Radecchi ecc…Quella fu una guerra atroce e feroce allo stesso tempo, che non risparmiò nessuno, donne, bambini ed anziani venivano giustiziati dalle truppe partigiane di Tito solo per il semplice fatto di essere italiani. Fu anche un esodo di massa, infatti si calcola che in circa 350 mila dovettero abbandonare la propria casa e tra questi oltre 6 mila subirono l’uccisione con metodi violenti e poi buttati nelle “foibe”.

Come per l’olocausto, anche in questo caso non si sbaglia a definirlo "genocidio" o "pulizia etnica", anche se ci sono ancora troppi italiani che non sanno di cosa stiamo parlando, addirittura qualche storico sprovveduto crede ancora che si tratti di una forzatura politica…ma cosi non è! ed è bene che le future generazioni se ne rendano conto e ne traggano profitto per fare in modo che atti ostili di questa portata non abbiano più a ripetersi.

A conclusione dell’incontro, foto di gruppo con gli studenti dell’I.I.S. “Francesco La Cava e gli Amministratori”

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